Fulvia Bandoli e Paola Patuelli in dialogo a proposito di Laura Conti, madre dell’ecologismo italiano

di Paola Patuelli

2 aprile 2021

Due libri a lei dedicati e parole per lei a cento anni dalla nascita ci ricordano il valore assoluto di una donna che ha coniugato nel corso di tutta la sua vita – troppo breve – scienza e politica. Non ha perduto nessuno degli appuntamenti che la storia le imponeva. Fu partigiana resistente e subì l’internamento. Fece convivere gli studi di medicina con l’impegno culturale e politico, anche dopo la Liberazione. Cultura e politica non potevano non scorrere, per lei, nell’alveo delle stesso fiume. Fu segretaria della Casa della Cultura di Milano, dove anche Rossana Rossanda operò a lungo, quando, a sinistra, il fare cultura era sentito come obbligo. Non a caso fu protagonista, sempre a Milano, nella fondazione dell’Istituto Gramsci, e dopo Seveso, nella fondazione della Lega per l’ambiente, oggi diventata Legambiente. In questo caso, ebbe accanto uno scienziato che ho avuto modo di conoscere e apprezzare, Enzo Tiezzi. Persona straordinaria Tiezzi che, come Laura, coniugava passione civile e scienza.

Negli ultimi anni della sua vita Laura Conti approdò in Parlamento. Ricordo alcuni incontri con lei, qui a Ravenna. La seguivo da tempo e mi colpì, in particolare un suo articolo su l’Unità Fermate lo sviluppo, voglio scendere. L’anno prima, il 1984, era morto Berlinguer, il primo politico italiano a porre al centro – assai controcorrente negli anni rampanti del consumismo – il dovere della austerità. E questo ben prima che Serge Latouche introducesse il contrastato tema della decrescita, pena il collasso del pianeta. In quel voglio scendere c’era proprio di mezzo il pianeta in corso di avvelenamento. Laura Conti era lontana da ogni antropocentrismo, come Enzo Tiezzi. Ricordo una conversazione che ebbi all’inizio degli anni Novanta con Enzo Tiezzi e il filosofo della scienza Paolo Rossi, che, a Tiezzi in grande allarme per i disastri ambientali, diceva la scienza nel tempo risolverà ogni cosa. E Tiezzi, con fermezza, gli rispose, no, deve farlo, subito, la politica. La natura è un insieme unitario e interconnesso. Da conoscere e salvaguardare per ogni vivente presente e futuro. La notorietà di Laura Conti crebbe dopo Seveso, primo disastro ambientale in Italia. Ne spiegò cause ed effetti, contrastando ogni tentativo di minimizzare e non facendo  sconti sulle responsabilità. Anche per questo non sempre  fu bene accolta nei luoghi dove si decide. Quando, eletta alla Camera  nel 1987, nelle liste del Pci, non ci furono interrogativi sul perché di questa candidatura, come è accaduto in questi giorni per le due presidenti dei gruppi PD di Camera e Senato. Laura arrivò in Parlamento per forza e virtù propria. In quella tornata crebbe il numero di donne elette nelle liste del Pci. Era in atto un autonomo movimento di donne – una corrente unitaria di donne, almeno in quel momento – per darsi forza politica anche nelle Istituzioni. E quella che è stata definita  la madre dell’ecologismo italiano arrivò in Parlamento forte della sua forza e di quella di altre donne, che la candidarono e la votarono.

Bella storia, indebolitasi nel corso del tempo.

Fulvia Bandoli, ravennate, cara amica e compagna, ambientalista e femminista, ricorda Laura Conti sul quotidiano Domani, del 28 marzo scorso.

Interessanti anche le importanti collaborazioni ed esperienze condivise, nel ricordo di  Fulvia. Dopo decenni di poco comprensibile trascuratezza – ci vogliono i centenari per smuovere conoscenza e memoria? – sono recentemente usciti due libri dedicati a Laura Conti, La vita di Laura Conti, della giornalista scientifica Valeria Fieramonte,  e Laura non c’èscritto da due femministe, Barbara Bonomi Romagnoli e Marina Turi. Laura Conti era femminista? Non credo si definisse tale. La mia impressione è che, avendola a suo tempo seguita nel suo fare politico e nelle sue passioni scientifiche e culturali, lo fosse di fatto.

Può capitare di essere femministe anche così.

A Ravenna la memoria di Laura Conti ha lasciato un importante segno. In quattro Comuni esiste  una strada con il suo nome. Uno di questi è il Comune di Ravenna.

Via Laura Conti  è in un’area verde a San Pietro in Campiano. Credo che non le dispiacerebbe respirare qui, in silenzio.

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