La legge Zan fa paura
Si chiede Lea Melandri.
Perché?
Un interrogativo che è anche nostro. E non da ieri. Femminile Maschile Plurale ha dedicato al tema un webinar, nella primavera scorsa, chiamando voci diverse in un dialogo non facile, ma necessario. E’ stata presente con noi anche Porpora Marcasciano. Colgo l’occasione per dirle la mia contentezza nel vederla consigliera in Palazzo D’Accursio, a Bologna. E nel vederla subito mobilitata e mobilitante nel denunciare il vergognoso spettacolo andato in scena ieri, in Parlamento. Un Parlamento quasi sempre silente e che si sveglia, all’improvviso, dando una pessima prova di sé. Per avere voluto la tagliola con voto segreto. Che fine fa la democrazia parlamentare in assenza di trasparenza e di responsabilità chiaramente individuabili? Il più coerente è stato Renzi, assente e in visita in un paese che prevede, per gli omosessuali, la pena di morte. Vergogna nella vergogna. Lo dico sfidando volontariamente il politicamente corretto.
Fa paura alla destra, ed è chiaro il perché. Fra sessimo, patriarcato, gerarchie machiste e destre, c’è un forte patto, che non ha bisogno di spiegazione.
Chi si ammanta di un abito che definisce di centro liberale, qualche spiegazione dovrebbe, invece, darla. Forse, sottotraccia, sono in atto giochi politici che ai diritti e libertà di ogni singola e diversa vita, rispetto al binarismo obbligatorio detto “naturale”, danno valore ZERO.
Certo, è stata un brusca frenata, quella imposta alla legge Zan. Ma, come Lea prevede, la legge prenderà altre strade, per arrivare in Parlamento. Intanto, ci muoveremo nelle nostre città.
Il mondo è più avanti nel rispettare ogni singola persona di quanto il Parlamento italiano, così poco europeo, non mostri. Ed è più avanti anche rispetto ad alcuni femminismi, che temono la cancellazione della donna, del suo corpo e della sua differenza. Tutte le femministe invece dovrebbero essere orgogliose per avere, loro, aperto la strada e dato coraggio a chiunque voglia affermare la propria dignità e libertà.
Buona lettura.
Paola Patuelli









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