Roma-Bari, Editori Laterza, 2024
(traduzione di Federico Zappino)
In tutto il mondo il gender è sempre più spesso descritto come
un mostro dai poteri distruttivi. A sentire chi diffonde il panico,
il gender sarebbe una minaccia per la famiglia tradizionale, una
negazione delle leggi di natura, un complotto delle élite, un
attacco diretto alla mascolinità, Satana in persona, un pericolo
per la vita e per la civiltà. Ma chi agita questo fantasma di cosa
ha davvero paura? Quale agenda politica, questa sì reale e
pericolosa, si nasconde dietro l’ideologia anti-gender?
«I movimenti contro l’‘ideologia del gender’ ritraggono il genere
come un monolite, il cui potere e la cui portata sarebbero
devastanti. In Russia il gender è stato definito una minaccia alla
sicurezza nazionale. Il Vaticano ritiene sia un rischio per l’intera
civiltà e per ‘l’uomo’ stesso. Per i conservatori di tutto il mondo
vuole distruggere la famiglia tradizionale e proibire l’uso di
termini come ‘madre’ e ‘padre’. Negli Stati Uniti c’è chi dice che
educa i minori all’omosessualità. La lista è ancora lunga.
Dipinto come una minaccia totalitaria, il gender è oggi un
fantasma su cui si proiettano una miriade di ansie e paure. È
uno spauracchio creato ad arte da chi vuole il ripristino di un
ordine sociale autoritario, reazionario, patriarcale.
A più di trent’anni da Questione di genere, non serve allora una
nuova teoria del genere, né smontare una a una le falsità in
circolazione. Molto più urgente, secondo Judith Butler, è
interrogarsi sulla struttura di questo fantasma, per capire da
quali scopi è animato e come combatterlo. Spetta a noi produrre
un immaginario alternativo, che tuteli i diritti e le libertà
conquistati in decenni di lotte. Perché nulla è in grado di
sconfiggere questo fantasma più dell’affermazione del desiderio
di amare e di esistere nel mondo, respirando, muovendoci e
vivendo liberamente. Perché mai non si dovrebbe volere che
chiunque possa godere di queste libertà fondamentali?» 1 .
Per scelta editoriale, in questo libro la parola gender è stata
tradotta con genere nei casi in cui l’autrice si riferisce al genere
«come concetto teorico, come categoria analitica o come
oggetto di studio nei vari campi del sapere» 2 . Il termine gender
non viene tradotta in italiano in due casi, quando «l’uso della
parola serve a descrivere, denunciare e respingere la
caricaturizzazione mostrificante del gender operata dalla
propaganda reazionaria dei movimenti anti-gender – nonché il
“fantasma psicosociale” di cui si alimenta» 3 e quando la parola è
«appropriata provocatoriamente contro la propaganda
reazionaria» 4 per riconoscerne il «potenziale politico sovversivo
nei riguardi dell’ordine simbolico e sociale eteronormativo e
1 Judith Butler, Chi ha paura del gender?, Roma-Bari, Editori Laterza, 2024, risvolto di copertina.
2 Ibid., p. IX.
3 Ibid.
4 Ibid.
patriarcale» 5 . La messa in circolazione dello spauracchio dei
poteri distruttivi del gender genera paure esistenziali che
vengono sfruttate per rafforzare l’autorità statale, ripristinando
l’ordine patriarcale: «Il proposito di rafforzare il potere statale,
compreso quello giudiziario, vede il movimento anti-gender
coinvolto in un più ampio progetto autoritario. […] Più cresce il
panico e più si conferisce piena licenza allo Stato di mettere a
repentaglio la vita di coloro che avrebbe il dovere di
rappresentare, attraverso la sintassi fantasmatica di una
imminente minaccia nazionale» 6 .
In questo suo ultimo lavoro, Butler si propone di confutare
alcune falsità che si sono affermate nel dibattito pubblico e di
capire a quali forme di potere siano più funzionali, per poi
teorizzare forme di contrasto. «Il mio obiettivo, piuttosto, è di
contribuire a creare un mondo in cui chiunque possa muoversi,
respirare e amare senza temere di subire violenza, e questo
obiettivo è animato dalla speranza radicale e irrealistica che un
mondo così rinnovato non sia più retto dal sadismo mascherato
da rettitudine morale. L’obiettivo, in altri termini, è di riuscire a
produrre una visione etica e politica che metta in luce la
crudeltà e la distruzione e che, al contempo, le contrasti. Infatti,
la costruzione del fantasma del gender come una forza
distruttiva non è che un pretesto per distruggere le vite di
chiunque ambisca a vivere e a respirare liberamente» 7 .
Il libro prende le mosse dal contributo del Vaticano 8 a favore
della retorica anti-gender, nonché dalle dimensioni globali di
questo movimento. Rilevanti, per i documenti pubblicati e il
consenso ottenuto, le forme di alleanza fra le chiese
evangeliche di destra negli Stati Uniti, in America Centrale e
Latina, nell’Europa dell’Est e nell’Africa orientale. L’autrice
prende in esame anche il recente dibattito statunitense, in cui la
parola gender è diventata sempre più controversa e si sofferma
sull’investimento statale nei riguardi del ripristino di forme di
autorità patriarcale 9 . Segue un’analisi del dibattito inglese sulla
5 Ibid.
6 Ibid., p. 8.
7 Ibid., p. 33.
8 Ibid., p. 87 (capitolo 2: Il gender visto dal Vaticano).
9 Ibid., p. 110 (capitolo 3: Gli odierni attacchi contro il gender negli Stati Uniti. Censura e negazione dei diritti)
e p. 133 (capitolo 4: Trump. Il sesso e la Corte Suprema).
questione del sesso che dà particolare risalto alle ansie
rinvenibili nel discorso femminista trans-escludente 10 e alcuni
capitoli che affrontano argomenti detrattivi nei riguardi della
teoria del costruttivismo sociale. La parte finale del lavoro è
dedicata alla traduzione intesa «come condizione di possibilità
tanto di un femminismo transnazionale, quanto di una
solidarietà concreta contro il movimento anti-gender.[…] Chi, al
momento, si sta impegnando per eliminare i programmi di studi
sul genere o la stessa parola “genere” nell’ambito della pubblica
istruzione o dell’assistenza sanitaria, di fatto sta invocando
l’intensificazione della cesura e del controllo statale su tutta la
sfera pubblica, dedicandosi con passione al rafforzamento
dell’autoritarismo» 11 . Nelle Conclusioni del libro 12 Butler
ribadisce come «l’accresciuta attenzione nei riguardi del gender,
da parte delle destre, serva a distogliere l’attenzione generale
dalle varie forze sociali e politiche che, di fatto, stanno
distruggendo il mondo così come lo conosciamo: ho fatto
riferimento alla distruzione del clima, alla guerra, allo
sfruttamento capitalistico e alla diseguaglianza sociale ed
economica, all’intensificazione della precarietà e dell’abbandono
di ampie fasce della popolazione mondiale, alle baraccopoli
globali, alla homelessness, ai campi di detenzione, alle forme di
razzismo sistemico, alla deregolamentazione, al neoliberismo,
autoritarismo e alle forme risorgenti di fascismo 13 . […] L’unica
via d’uscita da questa impasse consiste nel collegare la lotta
per le libertà e i diritti di genere alla critica del capitalismo,
nonché nel formulare le libertà per cui lottiamo come libertà
collettive e nel fare in modo che il genere diventi parte di una
lotta più ampia per un mondo sociale ed economico che elimini
la precarietà e fornisca assistenza sanitaria, riparo e cibo in
tutte le zone del mondo» 14 .
10 Ibid., p. 159 (capitolo 5: Il femminismo geneder-critical è davvero così critico? La TERF e il tormento
inglese per il sesso).
11 Ibid., p. 42.
12 Ibid., p. 286.
13 Ibid., pp. 294-295.
14 Ibid., p. 303.
Judith Butler è una filosofa post-strutturalista statunitense. Si
occupa di filosofia politica, etica, teoria letteraria, femminismo e
teoria queer. Dal 1993 insegna al dipartimento di retorica e
letterature comparate all’Università di Berkeley, dove dirige il
programma di teoria critica.
Le sue opere più note, Gender Trouble e Bodies That Matter,
ridiscutono la nozione di genere e sviluppano la sua teoria della
performatività di genere, che oggi ha un ruolo di primo piano nella
riflessione femminista e queer.








