A proposito di un carteggio, da non cestinare. Anzi, da valorizzare. E con il quale interagire, pur da lontano.

A proposito di un carteggio, da non cestinare. Anzi, da valorizzare. E con il quale interagire, pur da lontano.


di Maria Paola Patuelli
 
In questi difficili  e tremendi anni –  tremendi per le guerre che infuriano, difficilissimi per la
nostra piccola realtà italiana – abbiamo spesso dato spazio non solo alle ripetute e gravi
incursioni volte a sovvertire il nostro ordinamento costituzionale, ma, appunto, anche alle
guerre, quelle più vicine a noi, Ucraina e Palestina. Colpevolmente, per le nostre – mie –
scarse conoscenze, abbiamo dato poca attenzione alle tante e terribili guerre in corso, da
tempo, in altri luoghi del pianeta. Ma ogni vita che si spegne, ovunque, è un tragico tuono
che dovrebbe arrivare alle nostre orecchie. Se così fosse, anche noi, per ora non colpiti,
stramazzeremmo a terra, ogni minuto, assordati, indignati, prive e privi di forze. In ogni
caso, anche le morti di cui, ora per ora, veniamo a conoscenza, rendono il nostro vivere
molto amaro. Unica consolazione. Per la Palestina ci stiamo muovendo ovunque, in Italia,
in Europa, negli States. Anche il mondo ebraico della diaspora, e molti ebrei  in Israele,
stanno dicendo BASTA! Ma ogni giorno la montagna di corpi morti continua a salire. Gli
scherzi della geopoltica. Far crescere le montagne.
Fatta questa premessa, ritengo sia cosa buona fare conoscere il carteggio che si è svolto nelle ultime settimane, fra amici a me cari, veramente cari, non è un modo
di dire, Pancho Pardi, Domenico Gallo, Mauro Sentimenti.
Un carteggio che, seppure fra parole che faticano a darsi reciproco ascolto, è, a mio
avviso,  un segno positivo. Parlarsi, sempre e comunque, perché  parlarsi è vivere. Sono
un scolara di Christa Wolf, che fa dire a Cassandra. Fra vincere o morire, c’è una terza
strada. Vivere.  Parlarsi, per noi umani, è il primo segno di vita, dopo il respiro. Di fronte
alla enormità delle questioni che il carteggio qui pubblicato contiene, avverto in me due
diverse reazioni, fra loro probabilmente incompatibili. Non c’è frase, nelle varie lettere, che
io non riconosca fondata. Eppure, nello scenario tanto tormentato, non trovo un mio ubi
consistam. Che sia perché è un carteggio fra umani di sesso maschile? Allora io, dell’altro
sesso, il secondo sesso, come disse argutamente Simone de Beauvoir, perché  mi ci
metto? E’ una domanda che rivolgo a me stessa. Tento una risposta. Mi ci metto perché
con questi amici – con due di loro da più di venti anni – ho condiviso molto, per non dire
moltissimo, del mio agire politico. Perché  facciamo parte dello stesso mondo culturale e
civile, sicuramente, e fortunatamente, plurale.
Ma, in particolare sulla questione guerra, guerre, il mio ubi consistam lo trovo soprattutto
nella pagine scritte da Virginia Woolf, nel 1939, e da Maria Luisa Boccia, nel 2023, Tempi
di guerra, un libro uscito prima del 7 ottobre. Dopo, quali novità?  L’altezza della
montagna si è vertiginosamente innalzata. In sintesi. Se la guerra va pensata, e non solo
fatta, la conclusione, è, per me. La guerra   è un buco nero dove la storia umana si
inabissa, dove torti, colpe, offese, si rimescolano restituendo solo odio e macerie, da ogni
parte.  Questo è il mio pensare e sentire, con Virginia, Christa, Maria Luisa.
Dopo di che, visto che il mondo che frequento è abitato anche da umani di sesso
maschile, con i quali spesso sono in sintonia, e in non pochi ambiti a dir poco problematici,
dico che il loro carteggio è apprezzabile, anche se alla fine si è interrotto. Ma c’è stato,
fatto di parole e non di bazooka.

Posizioni fra loro diverse? Normale, direi.
Nel tempestoso panorama del presente, ho trovato una fonte che, nella ricostruzione
storica, a partire dalla seconda guerra mondiale, chiarisce – si fa per dire – il ruolo degli
USA. Una ricostruzione convincente perché fatta da un economista americano al quale
non è imputabile un antiamericanismo preconcetto, Jeffrey Sachs. Sguardo laico, il suo,
per quanto non rassicurante. Trovo di particolare interesse chi si pone in relazione molto
critica con il mondo in cui è nato. Sachs, non fa sconti agli USA, del passato e del
presente. Hannah Arendt, a suo tempo, non fece sconti a Ben Gurion. Anna Politkovskaja,
a Putin, che la ripagò con ben diversa moneta, rispetto alle parole da lei pronunciate.
Sachs, in un passaggio, dice quello che pensai fin dall’inizio. Putin è caduto nella
provocazione della Nato. Era l’unica strada possibile? Un tragico virilissimo ping, pong.
Questo penso, visto che faccio parte della “società delle estranee”, fondata da Virginia
Woolf nel 1938. Inoltre, cosa che raramente ho ascoltato, Sachs dice che Gorbaciov è
stato il più grande statista del secolo scorso. Lo penso anch’io. In controtendenza, però.
Sento sempre dire. Ma i grandi statisti sono solo quelli che vincono! Quali?
Da ascoltare, quindi,  il discorso  tenuto da Sachs pochi mesi fa di fronte al Parlamento
europeo https://www.ulaia.org/2025/04/07/la-geopolitica-della-pace-jeffrey-sachs-al-
parlamento-europeo-il-19-febbraio-2025/

E, per uscire dal terreno nel quale prevalentemente mi muovo, leggendo quasi ogni giorno
sia Domani che il Manifesto, ho ricevuto da una amica la segnalazione di un interessante
editoriale uscito ieri, 10 agosto, ne La stampa. Ho sentito dolore, strazio, nelle parole di
Andrea Malaguti – giornalista a me poco noto, peraltro –  che mi ha ricordato quello che sto
provando, ogni giorno, nell’ascoltare la aritmetica dei corpi morti, una specie di
disperazione, per Gaza, e per l’Europa che sta perdendo il poco di buono che aveva
inventato. Ripudiare le guerre, costruire pace e unità, superare, cancellandoli, i
nazionalismi. Invece, armi per l’Ucraina, e nulla per Gaza., se non labili, per ora, lamenti.
Suggerisco la lettura in https://www.lastampa.it/editoriali/l-editoriale-andrea-
malaguti/2025/08/09/news/se_l_europa_non_sale_sul_treno_per_gaza-15265546/

Un popolo sarà cancellato?  Ma, ci rendiamo conto? Come scrive, concludendo,
Domenico Gallo, non apparteniamo al partito della morte. Il mio inquietante interrogativo
continua ad essere. Perché il partito della morte, fin dall’inizio della storia, presenta il dono
dell’ubiquità? Solo nel pensiero femminista ho trovato una convincente risposta.
Mi fermo qui.
Segue il carteggio che, a mio avviso, vale la pena di leggere. Pardi inviò il suo contributo
sia a Salviamo la Costituzione che al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale,
che poi, opportunamente, ha pubblicato e diffuso il carteggio.

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