Consigli di lettura: Progettare il disordine. Idee per la città del XXI secolo

Consigli di lettura: Progettare il disordine. Idee per la città del XXI secolo

Pablo Sendra, Richard Sennet, Progettare il disordine. Idee per la città del
XXI secolo, Roma, Treccani, 2022


Recensione di Marina Mannucci
In questo libro gli autori propongono un modello di progettazione urbana alternativo, un
city-making che, per mezzo di perturbazioni e disruptions, si pone l’obiettivo di realizzare
comunità complesse in grado di evolversi.
Il volume parte dal lavoro del sociologo Richard Sennett, autore nel 1970 del libro Usi del
disordine (The Uses of Disorder. Personal Identity and City Life, New York, Alfred A.
Knopf, 1970; trad. it. di Loriano Salvadori: Usi del disordine. Identità personale e vita
nella metropoli, Genova, costa & Nolan, 1999) in cui l’autore metteva in guardia circa il
fatto che l’“abbondanza” stava sottraendo vitalità alla città, attraverso la creazione di
confini ed eliminando la necessità di condividere le risorse con le persone vicine. L’autore
preannunciava l’effetto che una concentrazione di ricchezza e potere avrebbe potuto
avere sul tessuto urbano. Se in Usi del disordine gli sviluppi modernisti erano visti come
imposizioni dell’ordine che eliminavano la vita della città, oggi, a mezzo secolo di distanza,
le forme di ordine imposte scaturiscono, soprattutto, da un’industria immobiliare
globalizzata. Da questi presupposti prendono avvio la tesi elaborate nel volume Progettare
il disordine che sostiene la necessità di progettare una certa forma di disordine.
Dopo aver letto il sopracitato volume di Richard Sennett, l’architetto Pablo Sendra decide
di studiare quali interventi di progettazione urbana possano favorire quelle forme di
disordine che consentono di svolgere attività non pianificate e creare una configurazione
urbana aperta, in grado di modificarsi in base all’agire delle persone. Il libro propone
esperimenti di progettazione urbana per i luoghi in cui non si creano attività e interazioni
sociali spontanee. Esplora quelle “perturbazioni” del design urbano che sarebbero in
grado di smantellare ambienti eccessivamente rigidi.
La collaborazione tra un architetto e un sociologo riesce a trasformare concetti astratti in
esperimenti di progettazione urbana.
Nella prima parte, Sennett riflette sul contesto che lo ho portato a scrivere Usi del
disordine e sul significato del libro oggi. Nella seconda parte, Sendra presenta esperimenti
di progettazione urbana che producono perturbazioni o punti di rottura in ambienti cittadini
eccessivamente ordinati, incoraggiano l’uso non pianificato dello spazio pubblico e
generano interazione sociale.
La terza parte del volume è una conversazione tra i due coautori, moderata dall’editor Leo
Hollis, in cui si riflette ancora sulle implicazioni odierne del testo del 1970.
https://www.quodlibet.it/recensione/5279
https://www.iltascabile.com/linguaggi/citta-disordine/

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