di Giorgia Serughetti
Introduzione di Maria Paola Patuelli
Depardieu, a sua discolpa, dice di essere un uomo di altra epoca. Ha qualche
ragione. Fino a qualche generazione fa, era alquanto diffuso dire e sentir dire che
“l’uomo è cacciatore”, e non ci si riferiva alla caccia della selvaggina dei boschi e
delle valli. Qualche complicità non mancava anche nel mondo delle donne, a volte
non scontente di essere desiderate da cotanti uomini, quando erano “cotanti”, per
potere, fama, ricchezza. Era un gioco pesante e diffuso. Predatori, uomini tombeurs
de femmes. Anche nel caso di Depardieu amiche e colleghe lo hanno compreso e
sostenuto.
Da qualche tempo, nuove generazioni di donne, e qualche uomo di cultura
rinnovata, hanno cambiato il gioco. Donne femministe o che hanno respirato l’aria
del femminismo, diventato loro ossigeno, l’ossigeno della libertà, si sono date e si
danno la forza della parole, del dire NO, che è il diniego del sesso a chi lo pretende,
se non è sesso da loro, dalle donne, desiderato. Sembrerebbe situazione
semplice, dire NO se non si desidera. Ma il maschio del secolo scorso pensa e
dice. Come si permette, questa isterica – parola di avvocati – dire di no a ME! Ora la
sistemo. E in quel “sistemare” non c’è più il sesso, come dice Giorgia Serughetti,
ma il potere. Se fosse un problema di sesso, sono certa che Depardieu e altri suoi
sodali, altre e numerose chances le avrebbero. Ma la loro eccitazione si nutre di
potere e di aggressione selvaggia, quando non violenta. Il #MeToo mi auguro
diventi sempre più un esplicito NO, da dire in diretta, e non dopo anni, come in non
pochi casi è accaduto. Anni lontani. Oggi, abbiamo la forza di una parola da
spendere subito, in libertà. Ringrazio Giorgia che con esemplare chiarezza,
sempre, intreccia pensiero filosofico, politica, cultura, società.
Maria Paola Patuelli
L’ articolo
«Una vittoria per tutte le donne» secondo le avvocate dell’accusa, «un complotto
femminista» secondo la difesa. La condanna di Gérard Depardieu a 18 mesi di
carcere con sospensione della pena, per violenza sessuale ai danni di due
lavoratrici del cinema, riporta d’attualità le ragioni, i temi e le controversie intorno al
movimento #MeToo, che a partire dal 2017 ha fatto affiorare il sommerso degli
abusi nel mondo dello spettacolo e oltre. Sono molte le ragioni per cui il caso del
più celebre attore francese – 76 anni e centinaia di film all’attivo – merita
attenzione. La prima è proprio la sua lunga carriera, che ne fa uno degli
uomini più potenti del cinema francese. Un uomo che, parlando a propria
difesa nel processo che si è concluso con la sua condanna, si è
rappresentato come appartenente a «un’altra epoca», mostrandosi
fermamente riluttante a riconoscere come abusi, come violenze sessuali, i
contatti fisici non consensuali e indesiderati. Un uomo, soprattutto, incapace
di vedere come, all’origine di ognuno di quegli atti, ci sia una relazione di
potere. Il caso Depardieu appare emblematico della tendenza all’invisibilizzazione
della violenza in contesti in cui vige una muta accettazione del presunto diritto
d’accesso al corpo femminile, per chi è avvolto dal prestigio della fama e occupa
posizioni di predominio. Ne sono una prova le dichiarazioni di solidarietà e gli
appelli a non «cancellare» il grande attore provenuti da rappresentanti del mondo
dello spettacolo francese – uomini e donne – di fronte alle molteplici accuse di
molestie e violenze sessuali che lo inseguono da anni. Proprio per questo, tuttavia,
l’esito del processo è significativo. Perché – ed è la seconda ragione per cui
merita attenzione – evidenzia lo sforzo di disvelamento necessario perché ciò
che ancora oggi il senso comune tende a derubricare come gioco goliardico,
scherzo libertino o attenzione affettuosa riconosciuto come violazione della
libertà femminile. È questo – è sempre stato questo – il significato ultimo del
movimento #MeToo, oggi sempre più spesso denigrato come eccesso “woke”,
screditato come follia giustizialista, attaccato come manifestazione di “puritanesimo”
femminista. Il tema è – è sempre stato – il potere, non il sesso. La migliore
sintesi della questione è forse quella che offre il personaggio della serie tv House of
Cards, Frank Underwood (Kevin Spacey), quando guardando di camera cita Oscar
Wilde: «Un grande uomo una volta disse: tutto, in fondo, ha a che fare col sesso.
Tranne il sesso stesso, quello riguarda il potere». Molestie e violenze sessuali non
sono una manifestazione di desiderio sessuale incontrollato, ma un esercizio di
prevaricazione su corpi che sono ritenuti appartenere di diritto a chi li intende
controllare e possedere. Ciò resta vero anche quando il predatore confida nel
consenso tacito della vittima. Quale consenso valido può esserci se da una parte
c’è la presunzione di un diritto, dall’altro il senso riluttante di un dovere? Quale
libertà sessuale può darsi quando l’incontro tra due persone è mediato dal potere
che fa da cornice e dà significato al rapporto stesso? Il consenso è molto di più
dell’assenza di un no. È la possibilità di un sì vero. Per questo è così centrale per il
MeToo e per il movimento femminista nella sua interezza, nello sforzo di offrire
una definizione nuova della violenza, più aderente al vissuto di chi la subisce. Per
questo il suo riconoscimento è così osteggiato da chi teme che possa mettere in
questione un’abitudine secolare maschile al dominio. La terza ragione per cui il
processo Depardieu è significativo è che ha messo in scena questo conflitto, dando
vita a un caso emblematico di vittimizzazione secondaria per le accusatrici,
ripetutamente appellate dall’avvocato della difesa come «bugiarde» e «isteriche».
Un segnale tutt’altro che trascurabile è venuto, qui, dal Tribunale, che ha
condannato l’attore a risarcire le vittime anche per le dichiarazioni lesive della loro
dignità. In una Francia che solo pochi mesi fa ha visto andare a processo 51 uomini
per gli stupri ripetuti di Gisèle Pelicot, un’altra condanna eccellente scuote il
comune sentire. In un tempo in cui il vento della reazione, dell’attacco frontale ai
diritti, soffia dagli Stati Uniti e da molti altri paesi, donne coraggiose sfidano il potere
maschile e le sue complicità, mostrando che vale ancora la pena di combattere.









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