Recensione – Andrea Papi, Tutta colpa del patriarcato. De-anarchia (Zero in condotta, 2025)

Recensione – Andrea Papi, Tutta colpa del patriarcato. De-anarchia (Zero in condotta, 2025)


da https://www.labottegadelbarbieri.org

a cura di Marina Mannucci

A fine giugno 2025, ho ricevuto un messaggio whatsapp in cui Andrea Papi, che non conosco, mi scrive di aver chiesto il mio contatto telefonico all’amico comune Pippo Tadolini1. Avendo ascoltato il mio intervento presso la Biblioteca Libertaria Armando Borghi di Castel Bolognese nel novembre del 2024 – in cui ero stata relatrice all’interno di una conferenza a più voci su problemi riguardanti ecologia, ambiente e cambiamenti climatici – Papi ha piacere di inviarmi il suo ultimo libro, Tutta colpa del patriarcatoDe-anarchia (Milano, Zero in condotta, 2025). Rispondo ringraziandolo per aver pensato a me, invio il mio indirizzo e, trascorsi pochi giorni, ricevo il gradito dono. Inizio ad approfondire informazioni su Papi2 e sul Pensiero anarchico contemporaneo.3 Rintraccio ulteriori notizie su BLAB – Biblioteca Libertaria Armando Borghi,4 che ho avuto modo di conoscere, come ho detto, a seguito di un invito di partecipazione a una conferenza su tematiche ambientali e su ASFAI – Archivio Storico della Federazione Anarchica Italiana,54 spazio storico che dopo una permanenza iniziale a Pisa presso la Biblioteca Franco Serantini, è stato trasferito a Imola dove il Circolo di Studi Sociali Enrico Malatesta ne cura la gestione (ho avuto modo di visitarlo in occasione dell’incontro L’anarchia come organizzazione. Il pensiero anarchico di Colin Ward, in cui è intervenuto il filosofo Francesco Codello); sono luoghi che giocano un ruolo da tenere in considerazione per caratterizzare l’autore. Queste prime ricerche per avviare una familiarità a distanza con Papi, mi permettono di acquisire nuove cognizioni anche riguardo a processi sociali e politici contemporanei. Il dibattito interno al pensiero anarchico attuale è caratterizzato da una pluralità di posizioni e approcci: individualisti, comunisti, collettivisti, mutualisti, sindacalisti, educazionisti, primitivisti, femministi, movimentisti, post-strutturalisti, esistenzialisti, ambientalisti, ecc. È risaputo che si tratta di un pensiero che si pone come soluzione organizzativa concreta e antiautoritaria ai vari problemi che sorgono nel campo dell’economia, della politica, dell’ambiente, dell’educazione, dell’abitare, della produzione, del consumo, della distribuzione, ecc. Idee e proposte che condividono l’obiettivo di abolire l’autorità e il potere statale, ma che divergono su come raggiungere tale obiettivo e su come organizzare una società libera da gerarchie. «L’anarchismo non merita la condizione di marginalità politica in cui da decenni sembra relegato»,6 scrive Papi nel 2009, mentre, nel 2010, riguardo alle formule interpretative dell’impianto teorico anarchico classico, riconosce che queste «non riescono a stare al passo coi tempi, perlomeno nei termini simbolici con cui sono state perpetuate da una generazione all’altra»7 e che l’impiego di energie non può essere indirizzato al solo contrasto al potere: «Bisognerebbe invece concentrarsi sulla messa in opera di momenti diversi che sperimentano l’alternativa che proponiamo, con l’intento di creare una rete plurale, un enorme diffuso esperimento sociale, composto di una molteplicità di situazioni in grado di espandere una cultura e un insieme di pratiche capaci di diffondersi per costruire la società alternativa della libertà anarchica, fino a scalzare la società del dominio».8 Dalle molte pubblicazioni di Papi si evince una ricerca continua per cogliere il nesso tra la complessità della realtà e la risposta che essa deve avere da parte del movimento anarchico.

In questo nuovo progetto editoriale, Tutta colpa del patriarcato. De-anarchia, la struttura del libro prende avvio da un proemio in cui l’autore racconta di «aver buttato giù pensieri che lo seducono e che riguardano la caducità della specie umana e la fatica del vivere generata da modelli organizzativi opprimenti per i quali la stupidità umana può essere l’unica risposta sensata».9 Ed è scandagliando le tappe fondamentali del percorso della specie umana che l’autore anticipa il metodo utilizzato per «esplorare nel profondo delle radici all’origine delle problematiche che ci tengono ingabbiati a un modo di vivere»8 che ritiene insopportabili e ingiuste. I primi otto capitoli del volume sviluppano un pensiero che prende avvio dal «bisogno di conoscere ciò che effettivamente è […] soprattutto i processi di base che permettono le manifestazioni che riusciamo a percepire».10 Una ricerca che, tradotta in termini realistici, per Papi significa constatare che: «facciamo parte della realtà incommensurabile del cosmo, dove continuamente avvengono scontri giganteschi tra corpi celesti di smisurate dimensioni, dove intere stelle muoiono assorbite da buchi neri insieme a interi pianeti».11 Prendere atto di questa “estensione” rende consapevoli che la nostra specie non è il centro dell’universo e che le umane osservazioni hanno: “il limite intrinseco di non poter essere oggettive».12 Nel capitolo dedicato alla concezione del tempo, «spartiacque sulla rappresentazione che ci costruiamo del senso della vita»,13 l’autore analizza la precarietà strutturale del contesto entro il quale si svolge l’umana esistenza: «Tutti i piani, i progetti e le realizzazioni cui dedichiamo vite intere finiranno nel gorgo inevitabile dell’assenza del tempo e non rimarrà nulla di nulla, compresi noi stessi, alla faccia del desiderio umanissimo di diventare eterni».14 A seguire, Papi s’interroga sul chi siamo e cosa siamo noi esseri umani? e, dopo una disamina scientifica che mette a fuoco che: «Nella realtà che produce vita e si muove non ci sono specie, ma individui-comunità che si relazionano fra loro in tantissimi modi, dalla cooperazione al conflitto letale»15 si risponde esprimendo la necessità di abbracciare nuove prospettive in cui gli esseri umani non si riconoscono più come: «individui unici catalogati in specie, ma insiemi e comunità, che per vivere e perpetuarsi hanno bisogno di relazionarsi in mutua cooperazione».16 Sempre in questa prima parte del volume viene analizzato il contesto del mondo che ci circonda e che continuiamo a ignorare e devastare, malgrado: «tutti gli studi più recenti ci portano a concludere che gli esseri umani non hanno il monopolio dell’intelligenza»;17 «[…] l’aver deciso da soli di considerarci la specie vivente sulla Terra più intelligente di tutte le altre, rappresenta l’elemento determinante e fondante dei diversi modi predatori e di devastazione con cui, a memoria d’uomo, ci trasciniamo da millenni di civiltà trascorsa sulla superficie di questo pianeta».18 Di questo nostro universo popolato da manifestazioni che hanno un inizio e una fine è fondamentale capire come si conservino le forme di vita. Nel capitolo che affronta La perpetuazione della specie, viene disconosciuta la centralità della figura maschile, consolidatasi nel tempo, che considera la donna come supporto di questa presunta preminenza, impostazione dovuta a un mero bisogno di predominio di genere: «Il sesso, quale sistema di riproduzione, prende forma e diventa il mezzo fondamentale di procreazione ai fini della perpetuazione della specie. E siamo al centro del problema. Nelle specie viventi la figura centrale è quella femminile. E non può essere diversamente, in quanto è tale perché è la forma-vita che sorge e prende forma, strutturalmente impostata per garantire la perpetuazione della specie […]».L’autore ipotizza: «che cosa può aver spinto il maschio-uomo a interrompere una condizione di relazione con la femmina-donna basata su una collaborazione condivisa di partnership».19 La ricerca per trovare una risposta all’interrogativo sul come mai la nostra specie abbia scelto la strada dell’avidità possessiva invece di quella dell’immersione nel fluire “naturale” delle cose, porta Papi a individuarne la causa nell’avvento del patriarcato, che corrisponde all’imporre un principio di gerarchia che determina e condiziona aspetti collettivi e sociali e individuali: «Col patri-arcato s’impose disgraziatamente l’“arcato” del patriarca, patèr àrchõn, cioè “padre-capo”, da arch-ein (comandare) o arch-ós (capo), dando avvio e corpo a plurime forme di andro-crazia».20 La cultura di dominio coincide con la predominanza del patriarcato che condiziona le modalità di porsi e organizzare qualsiasi cosa da parte della specie umana costruendo strutturazioni gerarchiche. Sarebbe potuto accadere il contrario portando la prevalenza di genere dalla parte femminile. Non è avvenuto: «perché la donna non aveva alcun bisogno di uscire dalla propria condizione in cui si riconosceva ampiamente: nella situazione diffusa di matrilinearità era già il genere centrale di riferimento».21 Ribaltando la condizione primigenia di collaborazione tra generi, il maschio-uomo si impone sulla donna-femmina con forza e violenza: «perché non sopportavano di essere irrilevanti».22 La rottura di forza tra maschile e femminile conduce all’instaurarsi di forme di dominio che rendono vane le possibilità di collaborazione, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui, sempre più spesso, gli esseri umani devono sottostare a procedure anonime. «Nelle società attuali, per esempio, in particolare in quelle che ancora cercano di procedere nel rispetto delle procedure e dei diritti democratici, molto del potere che incombe incontrastato è caratterizzato da subdole induzioni dall’alto e dalla creazione di condizioni cui non ci si può sottrarre».23 Il binomio ricchezza-potere si impone come fondamento delle vicende umane e, partendo da questa constatazione, nei capitoli successivi vengono prese in esame impostazione politica del potere e mutazioni del potere che oggi vengono esercitate attraverso funzioni, alcune delle quali, anche occulte. Il capitolo dedicato al dibattito contemporaneo sulle anomalie democratiche si conclude con l’evocazione del pensiero di Étienne de La Boétie, «che nel Cinquecento coniò l’efficacissima metafora passata alla storia come “servitù volontaria”».24 Per inciso, nel libro c’è un ampio riferimento alla ricerca scientifica con incluse note a piè di pagina ed elenco degli autori citati e bibliografia dettagliata a fine testo. Elementi che arricchiscono l’indagine e offrono un quadro completo delle fonti utilizzate. Nel denso capitolo Dall’an/archia alla koino/archia, ricostruendo le visioni di pensiero di illustri militanti e teorici del pensiero anarchico, viene condivisa la necessità di passare dal comando dall’alto all’accordo sociale: koinè, unione comunanza comunità, archè, principio origine. Condizione sociale che implica che le persone si autogestiscano volontariamente e condizione relazionale che per sussistere necessita di disponibilità, accoglienza, apertura, capacità d’inclusione, spirito solidaristico e sistematica cooperazione mutuale. «Sono tutti connotati di relazione che esprimono caratteristiche collegate all’elemento femminile dell’accoglienza e dell’apertura […], che contrastano in toto col bisogno di possedere, occupare e imporsi, tipico dell’elemento maschile […]».25 Questo il presupposto che permette all’autore di rivendicare la visione anarchica come alternativa radicale all’esistente fondato sulla supremazia del potere e quindi un riemergere dell’elemento femminile.

Le donne, di fatto, a mio avviso, nel corso della storia, non hanno mai desistito dall’affossare le logiche e le strutture di potere patriarcali. Rivendicazioni che dal secolo scorso hanno avviato e continuano a realizzare modifiche radicali nel sistema sociale, sia in termini di legislazione che di cambiamento culturale. Il movimento femminista ha sfidato le norme di genere tradizionali, aprendo la strada a riforme che hanno riguardato l’accesso all’istruzione, al lavoro, alla partecipazione politica e alla rappresentazione mediatica. «Fin dal suo sorgere […], da quando se ne ha memoria, la gestione politica delle pólis è inesorabilmente segnata dalla predominanza del genere maschile, nei termini propri di egemonia adro-fallo-cratica»;26 «[…] Da quando globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia hanno preso il sopravvento sovrapponendosi ulteriormente al già oneroso appesantimento burocratico, per la politica è diventato impossibile espletare i propri compiti coerentemente con la funzione sociale che le dovrebbe essere propria, di essere cioè il luogo deputato a prendere le decisioni che servono al buon andamento della convivenza sociale e civile».27 Si sta prospettando una sostituzione progressiva del potere tradizionalmente intesa: «Uno statuspersistente di fortissimo condizionamento su tutto e su tutti, che permette a una minoranza sempre più ristretta di accumulare ricchezze iperboliche, in particolare attraverso la speculazione finanziaria».28Il capitolo dedicato a Una topia dell’universo anarchico è una riproposta, aggiornata, del secondo capitolo del libro, sempre di Papi, Anarchismo in divenire (Milano,Edizioni La Fiaccola, 2019). Una risposta al presente disumano contemporaneo che dovrebbe prendere corpo da una sinergia collettiva di tanti sforzi mentali e psichici individuali in connessione tra loro. L’anarchia immaginata dall’autore prende spunto dall’opera Gargantua e Pantagruel di François Rabelais (umanista, medico e frate francescano francese vissuto XVI secolo) in cui l’Abbazia di Thélème rappresenta un’utopia umanistica che si contrappone alla rigidità e all’ipocrisia delle istituzioni monastiche tradizionali. Un esempio di comunità ideale in cui vige il principio del Fais ce que voudras, “Fai ciò che vuoi”. La proposta avanzata: «Sarebbe una forma compiuta di federalismo comunitario, dove non potrebbe esserci nessun centro di comando o governo, ma dove le diverse singole unità si compendierebbero vicendevolmente».29 Una rappresentazione in cui non sono previste barriere di confine perché non ci sarebbero Stati ed eserciti, in cui la guerra è bandita e in cui spetterebbe alle comunità la prerogativa di risolvere comportamenti antisociali. A conclusione del capitolo, Papi definisce questa sua proposta utopica uno stimolo a qualcosa di condiviso da molte menti e volontà unite da comuni intenti che possa diventare fattibile. La modalità narrativa del volume funge da modello critico nei confronti dell’esistente per ridare forza alla costruzione del presente e del futuro, offrendo una visione alternativa di società libera da gerarchie e dominio, stimolando la sperimentazione di nuove forme di organizzazione sociale e di vita comunitaria. Gli ultimi tre capitoli del volume raccolgono riflessioni che prendono in esame le condizioni precarie del pianeta, «il rapporto dell’uomo con l’altro da sé, ambiente e altre specie viventi»:30 interventi portati avanti con tenace sistematicità da una parte consistente di esseri umani quasi come una res horribilis. Potere e volontà di dominio con logiche patriarcali sono gli aspetti predominanti che definiscono le modalità di vita della specie umana. «I risultati di un tale sguardo prevaricatore sono sotto gli occhi di tutti. Ecco perché sostengo che bisognerebbe invertire la rotta: dal potere del comando del capo, com’è stato negli ultimi millenni e com’è tutt’ora, che si muove sotto il segno prevaricatore e dispotico della predominanza maschile, al non potere del poter fare insieme, che si dovrebbe muovere sotto il segno della centralità femminile della madre,31 generatrice e predisposta all’accoglienza e al mutuo appoggio per la natura di origine che la distingue»;32 «[…] Uomini e donne insieme dovremmo liberarci dell’onere della predominanza del maschile con le sue caratteristiche predatorie e di volontà di supremazia. Lo scopo dovrebbe essere quello di auto-ricondurci a relazioni di tipo compenetrativo, che corrispondano a un rapporto collaborativo tra generi […]».33

Cambiamenti, questi, che necessiterebbero di un ribaltamento completo di orizzonte esistenziale che al momento è prevedibile non si realizzeranno attraverso forme e metodi di tipo insurrezionale: «In definitiva bisognerebbe decidere di fare solo ciò che non altera, non contamina, non avvelena, non desertifica, perché non si vuole più distruggere in alcun

modo le tantissime esistenze di biodiversità, né deteriorare criminalmente gli equilibri

omeostatici raggiunti spontaneamente dal pianeta in milioni di anni».34 Ovviamente si tratta di una semantica «impegnativa»,35 di un mondo possibile che fa ricorso all’utopia per offrire una visione alternativa alla realtà. Ben venga che in un sistema di dominazione e controllo, si facciano dei tentativi per provare a cambiarlo nei limiti che il sistema consente: «I sistemi sociali vigenti rifiutano l’anarchia perché, dicono, sarebbe fautore di  caos. Io constato che in realtà sono loro a generare in continuazione disordini incontrollabili».36 La consapevolezza che il patriarcato agisce su tutti e tutte è all’origine del lavoro di critica del modello maschile imperante che Andrea Papi ha messo in evidenza in questa ricerca; riconoscendo di essere parte di una dinamica di potere e assumendosene la responsabilità.

1 Portavoce del “Coordinamento Ravennate per il Clima Fuori dal Fossile” di cui anch’io faccio parte.

2 Anarchico, socio fondatore di BLAB – Biblioteca Libertaria Arnaldo Borghi, collaboratore di A rivista anarchica e diverse altre pubblicazioni anarchiche e libertarie, Andrea Papi è il primo insegnante uomo in Italia in un asilo nido all’inizio degli anni ’70. Autore di vari saggi, tra cui La nuova sovversione ovvero La rivoluzione delegittimante, Pistoia, Edizioni Archivio Famiglia Berneri, 1985; Tra ordine e caosUn’utopia possibile, Bolzano, Matzneller editions, 1998; Per un nuovo umanesimo anarchico. Realismo di un progettare anarchico, Milano, Zero in condotta, 2009; Quando ero la dada coi baffi. Educare e autoeducarsi, Ragusa, La Fiaccola, 2011 (pubblicazione sulla sua esperienza d’insegnante della primissima infanzia); Il pensiero anarchico contemporaneo, Imola, Edizioni Bruno Alpini, 2014; Anarchismo in divenire. L’anarchia è cosa viva, Ragusa, La Fiaccola, 2019. Ha curato la pubblicazione degli atti del convegno Educazione e libertà, svoltosi a Castel Bolognese il 22 ottobre 2017 (per La Fiaccola, Ragusa, giugno 2018), come pure degli atti di Educazione Arte Anarchia, convegno svoltosi il 18 maggio 2019 sempre a Castel Bolognese (per La Fiaccola, Ragusa, febbraio 2021).

3 Andrea Papi, Il pensiero anarchico contemporaneo, Imola, Edizioni Bruno Alpini, 2014.

4 La Biblioteca Libertaria di Castel Bolognese è stata fondata nel 1916 da cinque adolescenti che avevano raccolto libri da biblioteche private; nel 2020 un gruppo di sostenitori/sostenitrici fondano l’Associazione Amiche e Amici della Biblioteca Libertaria «Armando Borghi», Circolo anarchico-associazione culturale aperta a tutti/e propone in cui vengono proposte iniziative che affrontano temi di attualità con riferimenti storici e valori riconducibili al libertarismo e all’anarchismo.

5 Nato nel 1985 su delibera del XVII Congresso della Fai, l’Archivio Storico della Federazione Anarchica Italiana (Asfai), dopo una permanenza iniziale a Pisa presso la Biblioteca Franco Serantini, è stato trasferito a Imola dove il Circolo di Studi Sociali “Errico Malatesta” ne cura la gestione. Sorto con l’obiettivo di raccogliere i materiali interni e di propaganda prodotti dalla Fai, l’archivio ha progressivamente incrementato il suo patrimonio diventando una delle più importanti strutture di documentazione sulla storia del movimento anarchico italiano e internazionale.

6 Andrea Papi, Per un nuovo umanesimo anarchico. Realismo di un progettare anarchico, Milano, Zero in condotta, 2009, p. 3.

7 Cfr. Andrea Papi, Le forme del dominio, in «A rivista anarchica», XL, n. 353, maggio 2010, p. ???.

8 Ibid.

9 Andrea Papi, Tutta colpa del patriarcatoDe-anarchia, Milano, Zero in condotta, 2025, p. 22.

10 Ibid., p. 27.

11 Ibid., p. 32.

12 Ibid., p. 36.

13 Ibid., p. 41.

14 Ibid., p. 44.

15 Ibid., p. 49.

16 Ibid., p. 50.

17 Ibid., p. 55.

18 Ibid., p. 57.

19 Ibid., p. 63.

20 Ibid., p. 71.

21 Ibid., p. 75.

22 Ibid., p. 81.

23 Ibid., pp. 85-86.

24 Ibid., p. 117.

25 Ibid., p. 125.

26 Ibid., p. 131.

27 Ibid., p. 138.

28 Ibid., p. 140.

29 Ibid., p. 145.

30 Ibid., p. 155.

31 Sul rivendicare la centralità femminile abbinata alla figura della madre, «generatrice e predisposta all’accoglienza e al mutuo appoggio per la natura di origine che la distingue», suggerisco approfondimenti riguardo all’ambigua condizione delle madri, che spesso, come ci ricorda Lea Melandri, «oscilla fra amore, fusione, insofferenza, stanchezza, angoscia, alternando stati d’animo fra di loro opposti», https://www.femminilemaschileplurale.it/ancora-una-volta-il-materno-e-tragicamente-ambiguo/. Alla ambiguità del materno l’Associazione Femminile Maschile Plurale, di cui faccio parte, ha dedicato, nel 2014, un convegno, divenuto poi un libro dal titolo Ambiguo materno (Ravenna, Fernandel, 2017), che raccoglie contributi di Eleonora Cirant, Vanessa Maher, Lea Melandri, Piera Nobili, Maria Paola Patuelli e Serena Simoni.

32 Ibid., p. 162.

33 Ibid., p. 163.

34 Ibid., p. 171.

35 Ibid.

36 Ibid., p. 176.

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