Otto saggi sull’identità transnazionale europea
a cura di Stefano Lazzarin e Pierluigi Pellini, Postfazione di Beatrice Laghezza
Macerata, Quodlibet, 2024
Recensione di Marina Mannucci
Questo libro è il frutto della collaborazione fra due studiosi dell’opera di Remo
Ceserani, Stefano Lazzarin e Pierluigi Pellini, e una studiosa di questioni
europee, Beatrice Laghezza. Il volume raccoglie otto fra i più significativi
scritti “europei” del critico letterario, studioso di letterature comparate e
di teoria della letteratura che, dialogando con alcuni pensatori, avanza
un’originale proposta per l’Europa unita, ispirata a modelli storici e politici
precisi.
Prendendo in considerazione studi che riguardano la questione dell’identità
transnazionale europea, Ceserani fornisce indicazioni per interpretare il
tempo in cui viviamo. L’autore si ispira al processo che ha portato
all’unificazione di un Paese caratterizzato, da «una forte stratificazione e
frammentazione» 1 come l’Italia ed anche agli «assetti costituzionali assai
peculiari» 2 della Svizzera, che «riescono a far convivere pacificamente etnie
molto diverse, quattro gruppi linguistici […] e popolazioni che fanno
riferimento a tre diverse istituzioni religiose» 3 . Si tratta di procedimenti fondati
sulla nozione di appartenenza (frutto di una scelta consapevole), considerata
preferibile a quella di attaccamento alle radici (destinato a produrre conflitti
nel panorama attuale). Ne emerge l’immagine di un’Europa delle differenze,
consapevole «della crisi, sempre più evidente nelle nostre società liquide» 4 , e
che ai richiami identitari così frequenti oggi – dalle «“radici cristiane”
all’“orgoglio padano”» 5 – deve saper opporre un discorso alternativo, un’idea
diversa: un’Europa intesa come «comunità specifica caratterizzata dalla
presenza condivisa di valori come la solidarietà, l’orientamento verso il
sociale, l’inclusione politica ed economica» 6 .
«Remo Ceserani – scrive Beatrice Laghezza nella Postfazione – muore nel
2016, lo stesso anno in cui nasce, a Berlino, il primo degli spazi multimediali
Europa Experience, successivamente aperti dall’UE in altre nove capitali
europee, tra cui Roma, dove il centro Esperienza Europa è stato inaugurato
nell’autunno 2022 e dedicato da David Sassoli. […] Nei saggi raccolti in
questo libro, l’interesse crescente che Ceserani manifesta per le sorti politico-
istituzionali dell’UE è direttamente connesso al trauma che scuote l’Europa a
causa della duplice bocciatura referendaria del trattato costituzionale
1 Abstract, in Remo Ceserani, Un’idea diversa dell’Europa. Otto saggi sull’identità transnazionale europea, a
cura di Stefano Lazzarin e Pierluigi Pellini, Postfazione di Beatrice Laghezza, Quodlibet, Macerata, 2024, p.
141.
2 Ibid.
3 Ibid.
4 Ibid.
5 Ibid.
6 Ibid.
europeo, elaborato dalla Convenzione convocata a Laeken alla fine del 2001
e respinto da Francia e Paesi Bassi dopo essere già stato approvato dai capi
di Stato e di governo dei vari paesi dell’Unione. Le riflessioni dello studioso si
inseriscono, quindi, nel lungo e faticoso dibattito sul processo di integrazione
europea che, a partire dall’adozione del Trattato di Maastricht (1992), ma
soprattutto a seguito alla firma dei Trattati di Roma (2004) e Lisbona (2007),
tenta di reintrodurre nella discussione sull’assetto istituzionale dell’UE quella
dimensione politica e culturale che era stata deliberatamente espunta nel
secondo dopoguerra dall’approccio funzionalista-comunitario suggerito da
Jean Monnet e Robert Shuman per aggirare le resistenze degli Stati più restii
a cedere quote di sovranità nazionale. Ceserani si interroga su quale
“organizzazione statale e costituzionale” sia destinata ad assumere l’Europa
e si chiede se “le spinte prevalenti andranno in direzione di una semplice
confederazione fra Stati, una più ampia e integrata unità federale o un
improvviso ritorno alle dinamiche della frammentazione”. Ed è, non a caso, la
complessità di questa dimensione strettamente politica a suggerirgli l’urgenza
di “mette[re] all’ordine del giorno il problema di una maggiore integrazione
anche culturale, e anche letteraria”, dell’Europa. […] La riflessione
ceseraniana sulle sorti dell’Europa si innesta dunque nell’alveo di quella
lunga tradizione storico-filosofica che sorge in Italia nel secondo dopoguerra
e che, sull’onda delle iniziative tese a promuovere l’integrazione comunitaria
messa in atto dai Padri Fondatori dell’Europa, tenta di coniugare la questione
nazionale e risorgimentale – da riaccreditare dopo il ventennio fascista – con
l’idea di un’Europa unita» 7 .
Alla dicotomia di modelli unificanti come grecità, romanità, cristianesimo,
umanesimo, metodo scientifico, ecc. e miti di fondazione dell’immaginario
europeo “Orfeo, Prometeo, Europa, Edipo, Ulisse, Enea, Cristo, Parsifal,
Sigfrido, Faust, Don Giovanni, Napoleone”, ecc., sottolinea sempre
Laghezza, «Ceserani oppone le innumerevoli mappe del continente che è
possibile tracciare e che, a differenza dei modelli o dei miti, hanno il
vantaggio di essere provvisorie per definizione: mappe dei mari e delle
strade, mappe dei luoghi del potere e dei luoghi anonimi, mappe delle grandi
battaglie europee e delle guerre, degli stili architettonici o dei tipi di
alimentazione […], mappe delle lingue parlate sul territorio dell’Europa
(indoeuropee, ma anche semitiche o ugro-finniche) e del dominio di alcune di
esse in determinati periodi storici (prima il greco, il latino e l’arabo, poi il
francese e l’inglese), mappe dei dialetti e delle lingue locali o dei fenomeni di
sostrato, mappe dei prestiti e delle influenze da altre lingue, mappe delle
lingue usate nelle esperienze di esilio e di emigrazione 8 . «La predilezione che
7 Beatrice Laghezza, Postfazione, in Remo Ceserani, Un’idea diversa dell’Europa. Otto saggi sull’identità
transnazionale europea, a cura di Stefano Lazzarin e Pierluigi Pellini, Postfazione di Beatrice Laghezza,
Quodlibet, Macerata, 2024, pp. 133-135.
8 Ibid., p. 139.
Ceserani accorda, lungo tutto il suo percorso intellettuale, alla nozione
di immaginario piuttosto che a quella di letteratura – scrive in un altro testo la
stessa Laghezza – scaturisce per l’appunto dalla convinzione che la
letteratura sia uno dei modi (assolutamente non l’unico) in cui prende forma
l’immaginario antropologico e socio-culturale e che studiarne le
manifestazioni parallelamente a quelle di altre tipologie di discorso consenta,
paradossalmente, non solo di tutelare le sue specificità (la narrazione, la
creazione metaforica, ecc.), ma anche – e forse soprattutto – di reintegrarla a
pieno titolo nel sistema più ampio della comunicazione e dei testi (siano essi
letterari, figurativi, filmici, giuridici, scientifici, ecc.) “che trasmettono e
diffondono sapere, conoscenze, immagini della realtà e del mondo, strutture
mentali, atteggiamenti della sensibilità, modelli di comportamento”» 9 .
9 Beatrice Laghezza, Université Paris 8 Vinvennes-Saint-Denis, Cartografie dell’Europa in Remo Ceserani, in
«Bollettino ’900», n. 1-2, gennaio-maggio 2023, I-II Semestre, https://boll900.it/2023-i/Laghezza.html [ultima
consultazione: 1° dicembre 2024].








