Roma, Castelvecchi, 2024
Recensione di Marina Mannucci
«In un saggio del 1932 sul Concetto di “politico”, commentando la celebre
definizione di Clausewitz secondo cui «la guerra è la continuazione della
politica con altri mezzi» 1 , Carl Schmitt annotava: «La guerra non è scopo o
meta o anche solo contenuto della politica, ma ne è il presupposto, sempre
presente come possibilità reale» 2 . Secondo il politologo e giurista tedesco, la
guerra non è strumento della politica ma sua essenza ed è attraverso questa
«possibilità estrema che la vita dell’uomo acquista la sua tensione
specificamente politica». Della guerra, il primo capitolo di quest’ultimo lavoro
di Umberto Curi, inizia con questa sfida teoretica della tesi schmittiana.
L’autore rileva, inoltre, che la crisi profonda che ha investito il diritto e i
rapporti internazionali contribuisce a drammatizzare ulteriormente lo scenario
che si sta delineando. Per rendere possibile una “pace” si rende perciò
necessaria una riflessione rigorosa sulla concezione del rapporto fra sviluppo
della democrazia e obiettivi di tale sviluppo: «Contribuire a rimettere in
movimento la ricerca intorno a categorie – come quelle di guerra, pace,
conflitto – il cui significato si è andato progressivamente modificando e
complicando, è l’obiettivo principale del ragionamento condotto nel presente
testo» 3 . In occidente: «la guerra non è l’espressione irrazionale di una fase
primitiva della civiltà ma la continuazione della politica con altri mezzi. È una
costante storica che accompagna e determina le trasformazioni sociali, una
forza creatrice che conferisce identità nella contrapposizione, forma nella
separazione. […] Pensare la guerra oggi significa allora scavare fino alle
radici della “globalizzazione del disastro”. Umberto Curi si misura in maniera
definitiva con la necessità di polemos – “padre e re di tutte le cose” – per
mostrare come il terrorismo, le migrazioni e la distribuzione ineguale delle
risorse a livello globale siano manifestazioni di un unico fenomeno: la
dichiarazione di guerra che gli occidentali muovono al resto del mondo per
preservare il loro stile di vita» 4 .
Le analisi del libro sono divise in tre parti: la prima, Sul rapporto politico-
guerra, comprende due capitoli, Della guerra e Pensare la guerra, la
seconda, La vertigine della guerra, annovera due capitoli, Jean-Pierre
Vernant: non solo pensare la guerra, Roger Caillois e la guerra, la terza, Le
radici della guerra infinita, include un’Introduzione e cinque capitoli, Il tempo
1 Citato in Umberto Curi, Padre e re. Filosofia della guerra, Roma, Castelvecchi, 2024: «La
guerra è forse altra cosa che una specie di scrittura o di linguaggio nuovo per esprimere il
pensiero politico? Questa lingua ha senza dubbio la propria grammatica, ma non una
logica propria» (Carl von Clausewitz, Della Guerra, Milano, Mondadori, 1970, vol. II, p.
811).
2 U. Curi, Padre e re. Filosofia della guerra, cit., p. 7.
3 Ibid., p. 20.
4 Ibid., risvolto di copertina.
della guerra, La guerra come stato, Alle radici della guerra infinita, Due
ipotesi di pace e Morfologia del terrore.
Il percorso compiuto dall’autore, attraverso l’esplorazione di molte questioni
connesse col presente e con la prospettiva futura, evidenzia tre punti:
«Il primo consiste nel riconoscere che il presupposto per cancellare o ridurre
le tensioni internazionali, le guerre, lo stesso terrorismo, è l’eliminazione degli
squilibri economici fra aree diverse del pianeta. Emerge, in secondo luogo,
un dato di fatto, e cioè che la lotta contro la povertà non è solo un imperativo
“umanitario”, ma è il modo più efficace per disinnescare il potenziale
distruttivo alimentato dalla disperazione. Da tutto ciò consegue, infine, che se
si vuole un mondo più sicuro, è indispensabile adoperarsi affinché esso sia
più giusto» 5 . Se si vuole la pace, la rimozione della miseria in cui versano
centinaia di milioni di esseri umani è perciò ben più incisiva rispetto allo
strumento della guerra preventiva.
UMBERTO CURI
Professore emerito di Storia della Filosofia all’Università di Padova. Già
visiting professor alla University of California, Los Angeles e alla Boston
University, ha tenuto lezioni e conferenze in numerose città europee e
americane. Giornalista pubblicista, ha collaborato con il «Corriere del
Veneto» e «La Lettura» del «Corriere della Sera». È autore di una quarantina
di volumi, tra cui segnaliamo il più recente Parlare con Dio. Un’indagine fra
filosofia e teologia (Torino, Bollati Boringhieri, 2024). Castelvecchi ha
pubblicato I figli di Ares. Guerra infinita e terrorismo (2016) e Miti d’amore.
Filosofia dell’eros (2024).
5 Ibid., p. 250.








